Tutti gli autori dei testi tradotti pubblicati in questo blog sono stati informati e hanno consentito alla  traduzione e alla pubblicazione.

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ILA Certificate

[Il progetto di certificazione della lingua araba ILA prosegue il suo percorso. Sono da oggi disponibili i testi per la preparazione all’esame A1 e A2 per il mercato internazionale, anche in formato ebook]

ILA ARABIC CERTIFICATE TRAINING TESTS. WITH AUDIO CD.

A1 LEVEL

A2 LEVEL

ILA project offers for the first time tests and preparation materials for the Certificate Exam in Modern Standard Arabic (MSA), the language used in international context and the one in which Arabic speakers identify themselves from a cultural perspective. ILA project interpreted criteria and standards established and recognized by the EU through CEFR, a suitable tool to certify languages on its territory. This book is part of the project first step and focuses on oral skills, which imply the ability to organize linguistic means at a higher level than the one necessary for writing skills.

Hocine Benchina, professor of Arabic Language, has been teaching Arabic at Johns Hopkins University and Università degli Studi di Milano. Currently he is a language consultant at Eni Corporate University. In 2011 he was awarded the Custodian of the Two Holy Mosques International Award for Translation.

Nadia Rocchetti, professor of Arabic Language and Literature, translator, focuses her research on Arabic teaching and curricula development. After her university studies in Italy, she went on to improve her skills in Syria, Lebanon and Egypt.

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Nota sull’Algeria nella cultura italiana

La tradizione dell’immaginario orientalista vuole che le donne che arrivavano ad Algeri – sede della còrsa – fossero catturate e destinate a essere vendute come schiave e oggetti di piacere sessuale. [1] Eppure, diverse sono le storie che ci raccontano di donne italiane che sono “passate dall’altra parte” per necessità, in alcuni casi anche per curiosità intellettuale. I registri dell’Inquisizione raccontano dei relapsi, cioè delle persone che, per motivazioni diverse, sono cadute in errore – secondo chi compilava i registri –  e hanno preferito l’Islàm. [2]

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Pur se non è possibile affermare che L’Italiana in Algeri (1813), musica di Gioacchino Rossini e libretto di Angelo Anelli,  si basi su una storia reale, parrebbe ricordare la storia di una dama lombarda, Isabella Frapolli. Poche le fonti per ricostruire la sua avventura ad Algeri. Sembra che Isabella, reginetta della Milano napoleonica, sia partita per un viaggio di cui nessuno conosceva lo scopo con un’amica, nel 1805. [3] Catturate dai corsari – almeno secondo quanto si racconta –  si ritrovano ad Algeri. Qui, Isabella diviene la favorita del dey Mustafa ibn Ibrahim, personaggio presente anche nell’opera di Rossini, per poi fuggire con i gioielli che questi le aveva donato e torna a Milano.

L’Algeria ritorna nelle lettere italiane dopoo la Seconda Guerra Mondiale. E’ il caso di Vittorio Sereni, classe 1913, anch’egli proveniente dalla Lombardia. Donatella Bisutti, poeta e animatrice con Jalal elHakmawi della rivista di prosa poesia Electron Libre, ha utilizzato Sereni e la sua esperienza in Algeria per il titolo del suo libro La poesia salva la vita [4] proprio perché è attraverso l’esperienza poetica vissuta in Algeria che Sereni a potuto superare gli anni di prigionia trascorsi nel paese.

 

Nel 1943, infatti, Sereni viene fatto prigioniero in Sicilia e inviato ad Algeri, dove resterà per due anni. Ne Diario d’Algeria, raccolta pubblicata una prima volta nel 1947, [5]  l’Algeria, anche se luogo di detenzione, diventa non solo il luodownloadgo dell’ispirazione poetica in rapporto alla patria lontana, ma anche a se stessa, come dimostra la poesia seguente:

Non sanno d’esser morti,
I morti come noi,
non hanno pace.
Ostinati ripetono la vita
Si dicono parole di bontà
Rileggono nel cielo i vecchi segni.
Corre un girone grigio in Algeria
Nello scherno dei mesi
Ma immoto è il perno a un caldo nome: ORAN. [6]

Versi che toccano una corda interiore e che esprimono allo stesso tempo la disperazione del prigioniero che si considera come morto perché lontano dalla patria, ma che, col passare dei mesi, trova un punto di riferimento in Algeria. O ancora, l’Algeria diventa il ricordo dell’amore e l’esperienza di un nuovo modo di comporre, dato che la raccolta rappresenta una cesura con le modalità compositive poetiche in lingua italiana che diverrà poi un modello per i poeti italiani contemporanei:

Ahimé come ritorna
Sulla frondosa a mezzo luglio
Collina d’Algeria
Di te nell’alta erba riversa
Non ingenua lal voce
E nemmeno perversa
Che l’afa lamenta
E la bocca feroce
Ma rauca un poco e tenera soltanto [7]

[questa poesia è da brivido, troppo bella]

All’inizio ho accennato all’opera lirica e ancora con la lirica chiudo queste note. Forse non è un caso che l’Algeria sia stata oggetto delle poesie di Sereni e della musica di Luigi Nono. Sereni ha sicuramente dato un soffio di novità alla poesia italiana contemporanea e Nono, padre della dodecafonia, è ormai riconosciuto a livello internazionale come il compositore che ha rinnovato la musica classica…

 

L’Algeria entra nell’opera di Nono con la guerccnjm2sw0aelbvhra di liberazione e soprattutto con la figura di Djamila Bupacha. Djamila Bupasha è il titolo di un movimento per soprano solo che Nono ha inserito nella sua opera Canti di vita e d’amore[8] un pezzo in tre movimenti composto nel 1962 per tenore, soprano e orchestra. Djamila Bupacha diviene il simboloo dell’oppressione politica, un tema cui Nono ha dedicato diverse sue composizioni. Qui le parole sono solamente un mezzo per veicolare l’emozione, la flessibilità della voce e il suo colore. All’interno un testo cantato, dal titolo Esta noche, dello scrittore antifranchista Jésus Lopez Pacheco, recita :

Quitadme de los ojos
esta niebla de siglos.
Quiero mirar las cosas
como un niño.
Es triste amanecer
y ver todo lo mismo.
Esta noche de sangre,
este fango infinite.
Ha de venir un día,
distinto.
Ha de venir la luz,
creedme lo que os digo.

Questo canto è stato definito “canto d’amore per la vita”, “lunga lamentazione che emerge lentamente dall’orchestra e scompare lentamente dopo aver raggiunto un intenso climax emotivo che si risolve nell’affermazione della speranza di libertà”.

[1] A. Bettagno, a cura di, Guardi. Quadri turcheschi, Electa, Milano 1993 ; A. Boppe, Les peintres du Bosphore au XVIIIème siècle, ACR Editions, Paris 1989 ; M. Chebel, Encyclopédie de l’amour en Islam, Payot, Paris 1995 ; T. Lynne, La femme dans la peinture orientaliste, Courbevoie, ACR Editions paris 1993 ; M. Pückler, Aus Mehmet Ali’s Reich, Hallbergers’sche Schroeder Verlag, Stuttgart 1844 ; M. Savary, Lettres sur l’Egypte, Les Librairies Associées, Amsterdam 1787 ; P. Stein, « Madame de Pompadour and the Harem Imagery at Bellevue », Gazette des Beaux-Arts, n. 1500, janvier 1994, pp. 29-43.

[2] N. Bazzetta de Vemenia, Donne ed amori, ville e misteri di Milano e del Lario, Omarini, Milano 1919.

[3] N. Bazzetta de Vemenia, “Una donna milanese rapita dai corsari e L’italiana in Algeri di Gioacchino Rossini”, in op. cit., pp. 97-102. G. Tintori, “La milanese in Algeri”, Rassegna Musicale Curci, 32, 1979, pp. 40-41.

[4] D. Bisutti, La poesia salva la vita, Mondadori, Milano 1992.

[5] V. Sereni, Diario d’Algeria, Einaudi, Torino 1998.

[6] Ibi, p. 24.

[7] Ibi, p. 23.

[8] F. Breuning, Luigi Nonos Vertonungen von Texten Cesare Paveses, LIT-Verlag, Münster 1999, pp. 153-175; J. Irvine, “Luigi Nono’s Canti di vita e d’amore: new phases of development 1960-6”, Contemporary Music Review, Vol 10, Part. 2, Harwood Academic Publishers, Singapore, mars 1999, pp. 87-109.

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Geschichte der arabischen Litteratur

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Carl Brockelmann, History of the Arabic Written Tradition, transl. by Joep Lameer, Brill, Leiden 2016.

Ieri Brill ha annunciato la pubblicazione, nella traduzione inglese, dei primi due volumi della  Storia della letteratura araba di Brockelmann, che poi sarebbero la traduzione del supplemento I (S I, 973 pagine) e del supplemento II (S II, 1045 pagine) al prezzo di 75,00 euro cadauno, parecchio più cara della versione originale. L’opera completa in inglese sarà pubblicata entro il 2017.

Esce dunque in inglese l’opera che è stata da sempre il riferimento di tutti le arabiste e gli arabisti che a essa hanno attinto a piene mani – tanto è in tedesco – e che sicuramente, in inglese, raggiungerà un pubblico ancor più vasto.

Ovviamente Brockelmann è un uomo del suo tempo e ha una sua visione della l
etteratura (che in inglese è diventata the Arabic written tradition) araba, tuttavia l’opera resta un testo di riferimento per la ricchezza delle indicazioni bibliografiche. Resta da capire perché Brill, con i mezzi che ha, non promuova testi sulle letterature contemporanee dei singoli paesi, cosa di cui sicuramente si sente la mancana, piuttosto che riproporre un testo che è già statao ampiamente sfruttato.

In ogni caso, per chi non ha potuto accedervi prima perché non conosce la lingua, si tratta sicuramente di una pubblicazione interessante.

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Tafsir Al-Jalalain

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Esegesi del Corano. Tafsir al-Jalalayn, trad. a cura di Paolo Gonzaga, Istituto Italiano di Studi Islamici, Milano 2016.

Il tafsir al-Jalalayn è opera di due Jalàl appunto: Jalàl ad-Din al-Mahalli e Jalàl ad-Din as-Suyuti. Quando ho visto il testo in traduzione italiana sono stata piacevolemtne sorpresa, perché è molto diffuso nel mondo arabo, specialmente nelle zone che frequento e finalmente è disponibile in italiano un’opera alternativa al sempre citato e ovunque reperibile Ibn Kathìr.

Considerato accessibile e di facile consultazione per tutti è stato oggetto di studio da parte di altri sapienti musulmani e anche criticato, ciononostante resta un’opera da consultare per chi si occupa di studi coranici.

L’aspetto interessante è che questa traduzione è stata edita dall’Istituto Italiano di Studi Islamici e che si presenta quindi come un’opera da consultare e utilizzare e non come una traduzione-edizione critica. Fa parte, questa traduzione, di una serie di pubblicazioni e traduzioni che pian piano anche in italiano si ritagliano uno spazio, che mi auguro sempre più ampio. Così, infatti, è possibile avere una visione dell’islam e dei suoi testi dal punto di vista musulmano e non come sempre filtrata da un occhio che musulmano non è. Al di là di qualunque valutazione, mi pare sia una storia che dev’essere narrata.

Mi auguro perciò che questa sia solo la prima di molte traduzionid i testi del genere in italiano.

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Nizar Qabbanni, Le mie poesie più belle

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Nizar Qabbani, Le mie poesie più belle, Jouvence, Milano 2016. Trad. dall’arabo di Silvia Moresi e Nabil Salameh

Nella prefazione in lingua araba al presente volume, Qabbani suggerisce che quelle qui presentate sono solamente una piccola parte della sua produzione e che pertanto non possono render conto di tutta la sua opera. E in effetti la produzione del poeta è molto vasta e, pur se egli rimane noto al pubblico come cantore della donna e dell’amore, la sua opera poetica copre temi anche diversi, in particolare quello politico (ricordo a puro titolo di esempio la poesia che scrisse per Jamila Bouhired incarcerata e torturata in Francia durante la guerra d’Algeria, ma anche le poesie composte in seguito ad avvenimenti come la guerra del 1967). Ma è sicuramente per la poesia d’amore che Qabbani è noto al pubblico non arabo ed è nella poesia d’amore che ha espresso se stesso al meglio, diventando il cantore contemporaneo dell’amore in arabo. Contemporaneo e all’avanguardia per certi versi ancora oggi, visti i temi che tratta e il modo e, soprattutto, a mio parere, perché riconosce alla donna il desiderio. E tutto questo fa in una lingua araba particolare, che è certamente arabo, ma che propone una nuova forma per “uscire dal testo” (al-khuruj min an-nass) della poesia classica, come Qabbani stesso sostiene:

“Ho cercato di liberarmi della lingua che mi avete costretto a indossare, ho cercato di liberarmi dalla vostra semantica, dalla maledizione del ‘soggetto e predicato’…”

Fautore del madhhab al-hadasi nell’arte, Qabbani riteneva che lo scopo della poesia dovesse essere quello di portare sentimenti vivi dentro chi legge, come un’eccitazione immediata (il riferimento teorico di Qabbani è Benedetto Croce). Tutto il contrario quindi della curva preparazione-sentimento/eccitazione-ritorno allo stato di quiete che si trova sia nella musica che nella poesia araba. Posizione che gli ha procurato aspre critiche nel corso della sua vita (per non dire del dibattito in parlamento per le sue poesie politiche), cosa che spesso accade e che amareggiò non poco l’autore:

“E’ un peccato che durante i quindici anni nei quali ho recitato le mie poesie nel mio paese sia stato ricompensato con maledizioni, mentre sono stato celebrato fuori dal mio paese”

Conosciuto e apprezzato nel mondo arabo, non solo per il tema, ma anche per l’uso della lingua araba, non ha invece avuto successo in traduzione ed è stato pochissimo studiato in Italia (ma anche nel mondo arabo). Improvvisamente, all’inizio degli anni 70, gli viene dedicato una sorta di studio, poi il nulla e più o meno dello stesso periodo data la traduzione precedente alla presente. Forse troppo esplicito riguardo la carnalità per gli arabisti e le arabiste dell’epoca, non saprei e soprattutto, lo ripeto, non paternalistico quando parla della donna.

Sia come sia, ci avvantaggiamo tutte e tutti di questa traduzione che speriamo sia la prima di una lunga serie.

 

Le citazioni sono tratte da M. D. Subhi, Nizàr Qabbani   shà’iran wa insànan (acquistabile su nil wa-furat per chi fosse interessata).

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Burkini &cetera

Ultimamente ho scelto il silenzio su diverse questioni come reazione alla valanga di parole spesso prive di significato che leggo e sento e soprattutto perché quand’anche provo a cercare di articolare un discorso che cerca di andare oltre il contingente e spostare l’attenzione su problematiche più generali, sia nei post, nei miei scritti o in conversazioni quotidiane, capisco che la riflessione non suscita interesse, si è più propensi in generale a discutere, anche animatamente, sui dettagli, perdendo di vista il quadro generale. O almeno questa è la mia sensazione.

Un esempio sono l’intervista a Lorella Zanardo (qui) apparso qualche giorno fa su L’Espresso, che ha provocato numerose reazioni, come per esempio una risposta apparsa su Vice a firma di Laura Tonini (qui), o quello di Monica Lanfranco su Il Fatto Quotidiano (qui) che non mi pare da meno (in particolare la frase finale meriterebbe una seria discussione).

L’intervista a Lorella Zanardo e l’articolo di Lanfranco non mi hanno stupito più di tanto; rientrano in una deriva culturale che va ben al di là della questione burkini, piuttosto ha a che fare con la costruzione dell’opinione pubblica, che è la base per la costituzione di una società civile forte.

Il punto è, a mio parere, che le/gli opinion leader che vengono intervistate/i sui media non sono intellettuali. Questi dovrebbero trarre dalla contemporaneità i segni, i segnali, le spinte, positive e negative, che si manifestano; dovrebbero far riflettere le cittadine e cittadini soprattutto percependo in anticipo tendenze negative. Scegliere, sollecitare sulla base di una visione politica lungimirante, duratura e costruita su precise scelte valoriali.

Niente a che vedere con la “femminista e di sinistra” così come si autodefinisce Zanardo…

 

Quando leggo interviste come quella citata mi viene in mente George Mosse.

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Contro l’ISIS

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Marisa Iannucci, Contro l’ISIS. Le fatwà delle autorità religiose musulmane contro il califfo Al-Baghdàdi, Giorgio Pozzi Editore, Ravenna 2016.

Questo libro è una risposta a tutti coloro che continuano a chiedere prese di posizione ai musulmani e alle musulmane e che non sono mai contenti perché, a loro dire, non prendono posizioni abbastanza ‘forti’ (come se ci si dovesse giustificare di essere quello che si è bah).

Raccoglie un certo numero di documenti di condanna contro l’ISIS pubblicati da singoli rappresentanti della comunità o gruppi ed enti rappresentativi.

I pregi principali, a mio avviso, sono che è stato scritto da una musulmana (e non è poco), che è il risultato di un lavoro collettivo legato a un gruppo di studio di donne e che ha un articolo introduttivo ben strutturato ma di facile accesso per chiunque.

È il primo che riporta raccolti questi testi in lingua italiana e quindi vi si dovrà far riferimento.

[Grazie alla libreria AUT di Torino per la gentilezza]

 

 

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QUI: il nuovo disco dei Rebis

 

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I Rebis sono un duo musicale che sta lavorando alla pubblicazione del disco “QUI”, nelle parole di Alessandra Ravizza, voce stupenda, “undici canzoni composte in italiano, arabo e francese alla ricerca di possibili “ponti emotivi” tra le sponde del Mediterraneo”. In diverse loro canzoni – come nella bellissima “riflessi di tegole” –  l’arabo è presente e mi pare un bellissimo modo di dare un senso ai propri studi di arabo.

Diffondo quindi e sostengo volentieri la loro campagna di autofinanziamento su Musicraiser. Potete leggere del progetto, ascoltare la loro musica, dei loro progetti – e finanziarlo – qui:

“Qui” è un album di confine, un disco fatto d’incontri e di dialoghi, un’antologia di storie al femminile che racconta dipersone alla ricerca del loro posto nel mondo e nella loro vita. Undici canzoni composte in italiano, arabo e francese, ponti emotivi tra le sponde del Mediterraneo

 

 

 

 

 

 

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Cani sciolti

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Muhammad Aladdin, Cani sciolti, trad. di Barbara Benini, Il Sirente, Fagnano Alto 2015

Ho letto il nome di Muhammad Aladdin per la prima volta in un saggio di Muhammad Barrada (Al-riwàya al-‘arabiyya wa-rihàn at-tajdìd, Dàr as-saydi, Dubai 2011) , che lo inserisce in un discorso di rinnovamento del romanzo arabo insieme ad altri autori egiziani, giordani, palestinesi (cap. 3, pp.. 75-95). Da un po’ avevo il libro, ma come faccio spesso, aspetto il momento giusto per leggerlo e il momento è arrivato un paio di giorni fa…

Ah sì mi è proprio piaciuto. A cominciare dalla copertina per la mescolanza scrittura-disegno grafico e satinata al tatto. Cani sciolti si legge bene, è ironico, mi hanno fatto ridere le allusioni celate nei nomi di alcuni personaggi citati, mi sono piaciuti il modo di parlare di sesso, esplicito ma non volgare, i riferimenti alla cultura araba – e non solo egiziana! incredibile – l’autoironia e l’autocitazione che pervade un po’ tutto il testo.

Di certo un testo contemporaneo. Sicuramente è un modo diverso di scrivere da quello che generalmente viene inteso come “romanzo” – ha anche un finale aperto – ma che orami anche nella scrittura in arabo è stato superato da un bel po’. Purtroppo non ho l’originale, mi piacerebbe leggerlo in arabo, specialmente alcuni passaggi, per vedere com’è. Anche se non ho visto l’originale, in ogni caso, la traduzione mi pare ben fatta, in un italiano corretto.

Per i miei gusti ci sono un po’ troppe note esplicative. Ero in dubbio se le avesse scritte la traduttrice perché non è segnato da nessuna parte N.d.T. e così ho contattato l’autore per chiederglielo; per puro caso era a Milano e ci siamo perciò incontrati. Dopo un primo momento per sciogliere il ghiaccio fra due persone che non si conoscono abbiamo parlato di letteratura per due ore abbondanti. Un vero piacere.

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In un’intervista pubblicata sul sito di al-Ahràm (qui), Baha Taher parlando del romanzo egiziano e arabo in generale, cita anche Muhammad Aladdin, dicendo (il grassetto è mio):

في قمة الازدهار‏..‏ برأيي أن الرواية العربية حاليا عبر تسلسل الأجيال كلها تقدم إبداعات جيدة‏,‏ ليس فقط في مصر ولكن عبر البلدان العربية كلها‏..‏ فالرواية العربية مزدهرة بحق من كل الوجوه‏,‏ سواء من ناحية التقنيات السردية أو من ناحية الأسلوب أو من ناحية منهج الكتابة‏..‏ ولكن للأسف الشديد هذه الإبداعات تسقط في بئر الصمت‏,‏ إذ لاتوجد أي مواكبة نقدية جديرة بالاسم لمثل هذه الأعمال‏..‏فالمساحة المتاحة للنقد الأدبي في الصحف والمجلات محدودة جدا‏,‏ فضلا عن إنها لاتتمتع بطابع الانتظام‏..‏ لدينا نقاد كثيرون ولكن ربما لاتوجد منابر للتعبير عن النقد‏..‏ أتساءل‏:‏ هل استقال النقد أم أنه أقيل؟ لا أعلم في الحقيقة‏!‏

Forse dovremmo tirar su il secchio dal pozzo più spesso.

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Ahdaf Soueif

[Per un paio di giorni ho letto una serie di post sul tema “cosa sia da considerare letteratura araba se solo quella scritta in arabo o anche in altre lingue”. Piuttosto che inserirmi nella discussione ho pensato di pubblicare qui l’intervento che ho fatto a un convegno svoltosi nell’ottobre 2015 presso l’Università di Belgrado. E’ in stampa, quindi ho tolto la bibliografia e le note per precauzione :). Ho eliminato anche il testo originale della canzone di Šayḫ Imām. Tratta di Ahdaf Soueif, autrice presente al Salone di Torino e il titolo è “I am my language”: Arabic Language in English writing in Ahdaf Soueif’s work. Buona lettura]

Never make fun of someone who speaks broken English.
It means they know another language.
Jackson Brown, Jr.

As long as I have to accommodate the English speakers rather than having them accommodate me, my tongue will be illegitimate.
Gloria E. Anzaldúa

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