Tutti gli autori dei testi tradotti pubblicati in questo blog sono stati informati e hanno consentito alla  traduzione e alla pubblicazione.

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Burkini &cetera

Ultimamente ho scelto il silenzio su diverse questioni come reazione alla valanga di parole spesso prive di significato che leggo e sento e soprattutto perché quand’anche provo a cercare di articolare un discorso che cerca di andare oltre il contingente e spostare l’attenzione su problematiche più generali, sia nei post, nei miei scritti o in conversazioni quotidiane, capisco che la riflessione non suscita interesse, si è più propensi in generale a discutere, anche animatamente, sui dettagli, perdendo di vista il quadro generale. O almeno questa è la mia sensazione.

Un esempio sono l’intervista a Lorella Zanardo (qui) apparso qualche giorno fa su L’Espresso, che ha provocato numerose reazioni, come per esempio una risposta apparsa su Vice a firma di Laura Tonini (qui), o quello di Monica Lanfranco su Il Fatto Quotidiano (qui) che non mi pare da meno (in particolare la frase finale meriterebbe una seria discussione).

L’intervista a Lorella Zanardo e l’articolo di Lanfranco non mi hanno stupito più di tanto; rientrano in una deriva culturale che va ben al di là della questione burkini, piuttosto ha a che fare con la costruzione dell’opinione pubblica, che è la base per la costituzione di una società civile forte.

Il punto è, a mio parere, che le/gli opinion leader che vengono intervistate/i sui media non sono intellettuali. Questi dovrebbero trarre dalla contemporaneità i segni, i segnali, le spinte, positive e negative, che si manifestano; dovrebbero far riflettere le cittadine e cittadini soprattutto percependo in anticipo tendenze negative. Scegliere, sollecitare sulla base di una visione politica lungimirante, duratura e costruita su precise scelte valoriali.

Niente a che vedere con la “femminista e di sinistra” così come si autodefinisce Zanardo…

 

Quando leggo interviste come quella citata mi viene in mente George Mosse.

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Contro l’ISIS

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Marisa Iannucci, Contro l’ISIS. Le fatwà delle autorità religiose musulmane contro il califfo Al-Baghdàdi, Giorgio Pozzi Editore, Ravenna 2016.

Questo libro è una risposta a tutti coloro che continuano a chiedere prese di posizione ai musulmani e alle musulmane e che non sono mai contenti perché, a loro dire, non prendono posizioni abbastanza ‘forti’ (come se ci si dovesse giustificare di essere quello che si è bah).

Raccoglie un certo numero di documenti di condanna contro l’ISIS pubblicati da singoli rappresentanti della comunità o gruppi ed enti rappresentativi.

I pregi principali, a mio avviso, sono che è stato scritto da una musulmana (e non è poco), che è il risultato di un lavoro collettivo legato a un gruppo di studio di donne e che ha un articolo introduttivo ben strutturato ma di facile accesso per chiunque.

È il primo che riporta raccolti questi testi in lingua italiana e quindi vi si dovrà far riferimento.

[Grazie alla libreria AUT di Torino per la gentilezza]

 

 

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QUI: il nuovo disco dei Rebis

 

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I Rebis sono un duo musicale che sta lavorando alla pubblicazione del disco “QUI”, nelle parole di Alessandra Ravizza, voce stupenda, “undici canzoni composte in italiano, arabo e francese alla ricerca di possibili “ponti emotivi” tra le sponde del Mediterraneo”. In diverse loro canzoni – come nella bellissima “riflessi di tegole” –  l’arabo è presente e mi pare un bellissimo modo di dare un senso ai propri studi di arabo.

Diffondo quindi e sostengo volentieri la loro campagna di autofinanziamento su Musicraiser. Potete leggere del progetto, ascoltare la loro musica, dei loro progetti – e finanziarlo – qui:

“Qui” è un album di confine, un disco fatto d’incontri e di dialoghi, un’antologia di storie al femminile che racconta dipersone alla ricerca del loro posto nel mondo e nella loro vita. Undici canzoni composte in italiano, arabo e francese, ponti emotivi tra le sponde del Mediterraneo

 

 

 

 

 

 

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Cani sciolti

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Muhammad Aladdin, Cani sciolti, trad. di Barbara Benini, Il Sirente, Fagnano Alto 2015

Ho letto il nome di Muhammad Aladdin per la prima volta in un saggio di Muhammad Barrada (Al-riwàya al-‘arabiyya wa-rihàn at-tajdìd, Dàr as-saydi, Dubai 2011) , che lo inserisce in un discorso di rinnovamento del romanzo arabo insieme ad altri autori egiziani, giordani, palestinesi (cap. 3, pp.. 75-95). Da un po’ avevo il libro, ma come faccio spesso, aspetto il momento giusto per leggerlo e il momento è arrivato un paio di giorni fa…

Ah sì mi è proprio piaciuto. A cominciare dalla copertina per la mescolanza scrittura-disegno grafico e satinata al tatto. Cani sciolti si legge bene, è ironico, mi hanno fatto ridere le allusioni celate nei nomi di alcuni personaggi citati, mi sono piaciuti il modo di parlare di sesso, esplicito ma non volgare, i riferimenti alla cultura araba – e non solo egiziana! incredibile – l’autoironia e l’autocitazione che pervade un po’ tutto il testo.

Di certo un testo contemporaneo. Sicuramente è un modo diverso di scrivere da quello che generalmente viene inteso come “romanzo” – ha anche un finale aperto – ma che orami anche nella scrittura in arabo è stato superato da un bel po’. Purtroppo non ho l’originale, mi piacerebbe leggerlo in arabo, specialmente alcuni passaggi, per vedere com’è. Anche se non ho visto l’originale, in ogni caso, la traduzione mi pare ben fatta, in un italiano corretto.

Per i miei gusti ci sono un po’ troppe note esplicative. Ero in dubbio se le avesse scritte la traduttrice perché non è segnato da nessuna parte N.d.T. e così ho contattato l’autore per chiederglielo; per puro caso era a Milano e ci siamo perciò incontrati. Dopo un primo momento per sciogliere il ghiaccio fra due persone che non si conoscono abbiamo parlato di letteratura per due ore abbondanti. Un vero piacere.

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In un’intervista pubblicata sul sito di al-Ahràm (qui), Baha Taher parlando del romanzo egiziano e arabo in generale, cita anche Muhammad Aladdin, dicendo (il grassetto è mio):

في قمة الازدهار‏..‏ برأيي أن الرواية العربية حاليا عبر تسلسل الأجيال كلها تقدم إبداعات جيدة‏,‏ ليس فقط في مصر ولكن عبر البلدان العربية كلها‏..‏ فالرواية العربية مزدهرة بحق من كل الوجوه‏,‏ سواء من ناحية التقنيات السردية أو من ناحية الأسلوب أو من ناحية منهج الكتابة‏..‏ ولكن للأسف الشديد هذه الإبداعات تسقط في بئر الصمت‏,‏ إذ لاتوجد أي مواكبة نقدية جديرة بالاسم لمثل هذه الأعمال‏..‏فالمساحة المتاحة للنقد الأدبي في الصحف والمجلات محدودة جدا‏,‏ فضلا عن إنها لاتتمتع بطابع الانتظام‏..‏ لدينا نقاد كثيرون ولكن ربما لاتوجد منابر للتعبير عن النقد‏..‏ أتساءل‏:‏ هل استقال النقد أم أنه أقيل؟ لا أعلم في الحقيقة‏!‏

Forse dovremmo tirar su il secchio dal pozzo più spesso.

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Ahdaf Soueif

[Per un paio di giorni ho letto una serie di post sul tema “cosa sia da considerare letteratura araba se solo quella scritta in arabo o anche in altre lingue”. Piuttosto che inserirmi nella discussione ho pensato di pubblicare qui l’intervento che ho fatto a un convegno svoltosi nell’ottobre 2015 presso l’Università di Belgrado. E’ in stampa, quindi ho tolto la bibliografia e le note per precauzione :). Ho eliminato anche il testo originale della canzone di Šayḫ Imām. Tratta di Ahdaf Soueif, autrice presente al Salone di Torino e il titolo è “I am my language”: Arabic Language in English writing in Ahdaf Soueif’s work. Buona lettura]

Never make fun of someone who speaks broken English.
It means they know another language.
Jackson Brown, Jr.

As long as I have to accommodate the English speakers rather than having them accommodate me, my tongue will be illegitimate.
Gloria E. Anzaldúa

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Romanzo arabo e “Orientalismo”

Leggo oggi un post di editoriaraba intitolato “Se la letteratura è orientalismo”, che confuta alcune affermazioni pubblicate sulla carta stampata in occasione del Salone del Libro di Torino e che mi hanno dato da pensare. Preciso che quel che segue nulla ha a che vedere con il Salone, in merito al quale ritengo si siano trascesi i limiti della decenza.

Il discorso ruota intorno al romanzo arabo partendo dalla seguente affermazione: “…al di là delle rappresentazioni occidentali che tendono a mettere al centro il romanzo”. Questo discorso mi interessa molto, perché me ne sto occupando da un po’ (ci ho scritto il dottorato), e nel 2015 ho presentato un paper proprio su questo argomento a un convegno. Concordo con quest’affermazione, che, per come la leggo io (non so se fosse la stessa intenzione di chi l’ha pronunciata), non fa riferimento alla situazione italiana in particolare, ma a un modo di studiare e considerare la letteratura araba che pone al centro il romanzo.

Nella maggior parte della produzione accademica, infatti, si tende a impostare un’opposizione binaria tra tradizione e modernità, che identitifica la modernità araba nel romanzo e che arriva sino alla contemporaneità. Io credo che, invece, si debba decostruire questo binarismo per proporre una lettura più sfumata, nella quale la modernità è presente in un testo come uno spazio nel quale voci diverse si fondono e producono ambiguità.  Il prevalere di questa tesi nell’ambito accademico occidentale – che considero un costrutto culturale – ha fatto sì che lo studio della letteratura araba rimanesse intrappolato nei limiti di una relazione con l’Occidente (and the Rest) (Stuart Hall, “The West and the Rest” in Stuart Hall and Bram Gieben, eds., Formations of Modernity, Polity Press, Cambridge 1992, pp. 275-331.). Credo, quindi, che sia necessaria una lettura che superi il binarismo e si rivolga al betweenness (Joseph Allen Boone, The Homoerotics of Orientalism, Columbia University Press, New York 2014, p. xxv.) per ripensare la letteratura araba identificando la sua produzione in scritti che vengono generalmente banditi dalla narrazione mainstream e dislocando l’Occidente come unico locus dell’ispirazione. Come afferma lucidamente Kamran Rastegar

Such a methodology also views with greater suspicion the interrelations of Arabic texts from diverse geographic and social contexts than the relations of each of these with the legacy of colonialism and European cultural imperialism. Also, this model all but ignores the fertile connections between the national-literature canon and texts from other non-European languages. (K. Rastegar, Literary Modernity between Middle East and Europe, Routledge, Abingdon 2007, p. 17.)

Questo mi sembra specialmente necessario quando ci si accosta allo studio romanzo arabo. L’opinione più frequente fra gli studiosi è che il romanzo scritto in lingua araba cominci in seguito al contatto con l’Occidente.  Ciò forse è dovuto al fatto che

Upon reflection, it appears that methodology is not an area of the field in which one hears much about challenge or change. The dominant methodology is philology. Language specialists, trained as philologists, editing texts, writing dictionaries, and producing translations are the arbiters of the field. […] to philology change is a virtual outsider. It is something which has to be explained. Philology places great weight on the idea of authoritative texts and of authoritative translations. Such texts stabilize and canonize meaning providing a normative basis of continuity. This stability is the primary goal of a philologist; how people actually speak or read or understand is less important. (P. Gran, Islamic Roots of Capitalism, Syracuse University Press, Syracuse New York 1998, p. xxi.)

Quello che mi preme sottolineare qui è che anziché valutare i testi utilizzando criteri in linea con il luogo e le motivazioni della loro produzione, la produzione accademica tende a utilizzare una cornice precostituita concentrandosi esclusivamente sul romanzo. Ciò porta a quello che Clifford Siskin chiama “novelism”, cioè “the habitual subordination of writing to the novel” (Clifford Siskin, “The Rise of Novelism” in Deidre Shauna and William Warner, eds., Cultural Institutions of the Novel, Duke University Press, Durham 1999, pp. 423-440, p. 423.) ignorando altri testi letterari e ascrivendo la caratteristica di letteratura alla produzione romanzesca in via esclusiva, mentre a mio parere, il valore di un tesot è legato alla creatività e al cambiamento, indipendentemente dal genere. Quest’attitudine prevalente, unitamente all’interesse per il nazionalismo – come il “novelism” considerato moderno poiché il tipo di stato cui ha dato origine è “simile” a quello occidentale – crea ciò che Karman Rastegar definisce come “nationalist-novelist paradigm”, un paradigma che “has limited scholarly perspectives”. (Karman Rastegar, Literary Modernity between the Middle East and Europe, Routledge, Abingdon 2007, p. 13.)

Per quanto mi riguarda, dunque, l’affermazione: “…al di là delle rappresentazioni occidentali che tendono a mettere al centro il romanzo” ha un senso. E’ vero che, in diverse occasioni, vengono presentate anche opere diverse dal romanzo, ma sono una minoranza rispetto al prevalere del “novelism”. “Orientalismo”, in quegli articoli, vuol forse significare la lettura della produzione culturale del mondo arabo attraverso quest’ottica, che è ancora fortemente autoreferenziale.

 

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Editoria araba, letturearabe, facebook e il ragionamento logico

Il 28 aprile Editoria araba ha pubblicato un post dal titolo “Le anime (poco) arabe del Salone del Libro di Torino 2016”, che potete leggere qui.

E le è capitata più o meno la stessa cosa che è capitata al mio post su Khaled Khalifa. Ossia al post sul sito un paio di commenti normali, mentre su facebook si è passati agli insulti o alle prese in giro con toni francamente pesanti.

Trovo in entrambi i casi alcune cose in comune:

  • L’insulto e la presa in giro (nel caso di editoria araba il post con i commenti da fb è poi stato tolto, cosa ancor più grave perché insultiamo, gli insulti girano e poi magicamente facciamo sparire il tutto). Questo tipo di commento ha un nome preciso e si chiama “fallacia”, ossia vizio di ragionamento logico, nello specifico si insulta o prende in giro per evitare di discutere nel merito dell’argomento. E così, appunto, non se ne discute e tutto resta uguale.
  • Il contestare il diritto di esprimere un’opinione diversa da quella di un gruppo. Personalmente non condivido tutto quello che ha scritto Chiara Comito – credo per esempio che l’appartenenza a una letteratura, se ancora esiste, vada ben al di là del fatto di essere scritta in una certa lingua – ma le riconosco pienamente il diritto di esprimersi così come ha fatto e di dire che ci sono cose che non le piacciono o che non condivide. E ci mancherebbe.
  • Il fatto che tutto ciò avvenga su facebook. Credo che sarebbe meglio scivere nei commenti al blog. Da quando ho aperto letturearabe io ho “censurato”, diciamo così, un solo post – di insulti pesanti – ma nemmeno tanto perché era di insulti, quanto perché con me insultava altre persone che nulla hanno a che fare con questo blog. Su facebook si creano lobby ed enclave, fazioni opposte che sostengono o denigrano un’affermazione o una posizione, ma non aiutano la discussione che dovrebbe servire ad andare avanti non a scaricare i nostri personali livori.
  • Sono convinta che sia letture arabe che editoriaaraba – ognuna con il proprio linguaggio, molto diverso, e le proprie idee – abbiano spesso rivolto l’attenzione a questioni che riguardano la lingua e la cultura/letteratura araba in Italia, un esempio per tutti la traduzione, anche se purtroppo senza grandi risultati. Sarebbe bello se ogni tanto, anziché insultare, ci si sedesse a un tavolo per confrontarsi e “fare” qualcosa.
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Di traduzioni e traduttori

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L’altro giorno, una mia amica mi inoltra una mail di un’agenzia di traduzioni di Roma nel caso sia interessata.

La mail, inviata alle 5:31 pm richiede una traduzione per le 19.30 pm Rome time. Il testo è di 3150 parole, l’argomento una sentenza di tribunale.

Nella mail viene chiesto di far sapere “il più presto possibile” quante parole si è disposti a tradurre. In allegato un sample del testo.

Dunque: una traduzione legale viene fatta tradurre da più persone per poter essere pronta in pochissimo tempo per una paga piuttosto misera.

Veramente complimenti.

Resto dell’idea che ci si debba rifiutare di lavorare in quest modo; solo così le cose cambieranno. Resto anche dell’idea che non si debba lavorare per le agenzie di traduzioni.

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Khaled Khalifa alla Casa della Cultura di Milano

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L’ultima tappa del tour italiano di Khaled Khalifa, autore di Elogio dell’odio, è stata il 10 aprile 2016  alla casa della Cultura di Milano. Khalifa, oltre a essere uno scrittore interessante, si è rivelato anche un uomo molto piacevole. La sala era piena e c’erano anche molti arabi.

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ILA: è attivo il sito

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Da oggi è attivo il sito www.certificazionearabo.com dove potrete farvi un’idea della certificazione, per ora in italiano e inglese. A brevissimo anche in lingua araba.

Sulla homepage  potrete vede il video spot di ILA solo dal 25 febbraio, solo dopo che sarà proiettato alla presentazione del progetto.

Per qualsiasi informazione potete scrivere a

[email protected]

 

 

 

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