Dalla guerra d’Algeria a oggi

Nel 2010 esce nelle sale cinematografiche, per la prima volta nella grande distribuzione, il film di Rachid Bouchareb Hors-la-loi, una produzione di Francia, Algeria e Belgio. Il film, distribuito anche nelle sale italiane, è particolare, perché, per la prima volta, la lotta degli algerini per l’indipendenza viene proposta in una cornice diversa dal solito. Non si tratta infatti qui di un documentario o di un film che fa riferimento a fatti realmente accaduti con inserzione di spezzoni di documentario, ma di una vera e propria fiction. Intendiamoci, il film fa riferimento a fatti realmente accaduti, come il massacro di Setif, ma siamo di fronte a un vero e proprio film, molto curato nel dettaglio, dove per la prima volta lo spettatore è portato a identificarsi con i tre protagonisti. E proprio per questo, l’uscita del film in Francia ha scatenato nuove polemiche, in un paese – ma non è l’unico – dove proprio si fatica a rielaborare una parte scomoda della propria storia.

Ho iniziato con questa citazione per dire che, ancora nel 2010, ma possiamo arrivare fino a oggi, esiste un importante tabù sui fatti d’Algeria, non solo ritengo, da parte della Francia, ma anche di altri paesi europei e in generale del mondo, nel parlare di una guerra che può essere tranquillamente accostata a una vera e propria persecuzione e strage da parte dei francesi. Fino a pochi anni fa la Francia si riferiva a quanto successo in Algeria con l’espressione “operazioni effettuate in Algeria e Nord Africa” nei documenti ufficiali o les évenements nel linguaggio politico comune. Solo nel 1998, e c’è voluta una legge, hanno sostituito con Guerra d’Algeria e combattimenti in Africa del Nord. E nel 2002 ancora scandalo ha procurato una legge sui rimpatriati d’Algeria che, all’art. 4, ancora parlava del “ruolo positivo della presenza francese d’Oltremare”, articolo poi eliminato da Chirac proprio dietro pressione di Butlfliqa e pubblicata in versione definitiva nel 2005.

La guerra d’Algeria è stata certamente un movimento politico ma anche e soprattutto un movimento culturale che – a mio parere – ha scoperto alcuni nervi che non sono stati ancora risolti in Europa e che sono pertanto molto attuali:

  • il rapporto tra razzismo e cultura. Come afferma Fanon: “Oggetto di razzismo non è più l’individuo, ma una data forma di esistenza. Al limite si parla di messaggio, di stile culturale. I ‘valori occidentali’ stranamente si ricollegano al famoso appello alla lotta della croce contro la mezzaluna”. Faccio questa citazione perché a mio parere è da qui che nasce il razzismo contemporaneo, che ha proprio queste caratteristiche e che rende l’affermazione di Fanon estremamente attuale. Quando De Gaulle fece il suo discorso il 16.09.1959 propose tre tesi: la secessione e la sua antitesi (integrazione nella Francia), per presentare poi la terza via, ya’ni l’autodeterminazione MA all’interno dei paesi legati alla Francia. In realtà De Gaulle non prendeva in considerazione la soluzione integrazione nel territorio francese, perché erano arabi e musulmani, ovviamente. La Francia diceva, non sarebbe stata più Francia cioè “un popolo europeo di razza bianca, cultura latina e greca e di religione cristiana”. C’era il pericolo che il suo paese natale Colombey-les-deux-églises diventasse Colombey-les deux-mosquées (citazoni tratte da Martin Evans, Algeria. France’s undeclared war).
  • la non neutralità della scienza e dell’accademia (l’impresa coloniale ha bisogno per sostenersi del sostegno dell’opinione pubblica. E nello stato nazione la linea culturale è data dall’accademia. Vedi oggi). Il discorso imperialista ha ovviamente bisogno di un discorso culturale che lo supporti e che è antecedente all’azione militare, discorso che fa leva su alcuni aspetti emotivi e che possiamo chiamare ‘orgia di sentimenti’ (Elizabeth Anker), anche questa molto presente nell’attualità. Discorso politico melodrammatico che inserisce la politica, le politiche e le pratiche di cittadinanza entro un’economia morale che identifica lo stato nazione come la vittima innocente e virtuosa di azioni vili.
  • l’esperienza della guerra d’Algeria sottolinea infine il pietismo del discorso sui diritti dell’uomo che fa riferimento a una libertà da elargire piuttosto che a una liberazione che il popolo – un popolo – andava conquistando. La guerra d’Algeria è anche quello che i francesi hanno fatto agli algerini in fatto di torture o stragi come il massacro di Setif o la manifestazione del 17 ottobre 1961 – la nuite noire – in Francia durante la quale molti manifestanti vennero gettati nella Senna dalle forze dell’ordine e gli oltre 11000 arrestati vennero messi nello stadio, trasformato in vero e proprio lager. Nel 1958 il ministro della cultura André Malraux aveva dichiarato che con de Gaulle la tortura in Algeria era cessata. Ma il comitato Audin dimostra che non è vero e che anzi queste pratiche sono messe in atto anche nella Francia metropolitana. Il comitato Audin sosteneva che la guerra era un’entità invasiva che attraversava il Mediterraneo per minare fatalmente i diritti dell’uomo in patria e quindi l’interesse per i diritti dell’uomo si risveglia solo quando la questione giunge sul territorio nazionale.

Ho iniziato con un film concludo con un altro film, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Nelle scene finali, Massu ordina ad Ali La Pointe di arrendersi prima di far esplodere il suo nascondiglio. Fuori, nell’attesa, la gente grida istiqlàl, indipendenza. Solo un fronte (giabha) che sappia declinare la propria proposta tenendo insieme religiosità musulmana e istanze laiche può avere successo. Anche qui il legame con l’oggi è forte. La concezione di modernità e democrazia, infatti, propone un sistema a carattere organico con valore generalizzante, ossia esiste un unico modo per modernizzarsi che comporta alcuni passi da fare per arrivare all’obiettivo – come sviluppo tecnologico-scientifico, stato burocratico-moderno, stato di diritto, secolarizzazione. Modernizzazione va così a coincidere con occidentalizzazione. Il punto di contrasto è la secolarizzazione, opporsi alla secolarizzazione non significa opporsi alla democrazia.

Più attuale di così…

[se volete leggere qualcosa sulla notte nera di Parigi che non sia un libro di storia, consiglio A futura memoria di Didier Daeninckx, un giallo storico ambientato proprio a Parigi nel 1961, molto ben scritto. Grazie a Daniloo per avermelo consigliato]

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