Venti di guerra

 

sinapsi

Stamattina ho letto sul Sole 24ore un articolo a firma Alberto Negri che auspica una “grande coalizione” alla quale partecipino anche i paesi musulmani contrari alla politica del cosidetto stato islamico. Si tratta, sostiene, in sostanza, di mettere da parte per il momento i motivi di opposizione per unirsi contro il nemico comune (l’articolo potete leggerlo qui). Ovviamente ho sintetizzato, l’articolo è più “articolato”, ma il succo mi è parso questo.

Poco più tardi su fb vedo il link a un articolo su Il Manifesto scritto da Karim Metref (qui), che termina così:

“Ma se succede saranno guai seri. L’Algeria non è la Libia, parliamo del più grande paese africano e dell’esercito meglio attrezzato del continente dopo quello del Sudafrica. Se i suoi arsenali finiscono in mani sbagliate, tutta la regione sarà sconvolta. E con regione si intende anche il sud dell’Europa.”

L’articolo comincia dicendo che dell’Algeria non si parla mai, cosa assolutamente vera.

Ma io mi domando: perché se ne parla proprio oggi, 15 novembre 2015?

Già l’articolo del Sole ha cominciato a mettere in moto le mie sinapsi e questo sull’Algeria ancor di più. Mi vengono in mente i prodromi della Seconda Guerra mondiale e quelli dell’impresa coloniale. E, come afferma Edward Said in Cultura e imperialismo, l’impresa coloniale – e cioè le imprese che prevedono una “guerra” – ha bisogno di una preparazione che porti al consenso e gli strumenti di questa operazione di preparazione sono quelli della parola scritta, cioè libri e, soprattutto, giornali.

 

 

 

 

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