Primavera araba

D. Quirico, Primavera araba. Le rivoluzioni dall’altra parte del mare, Bollati Boringhieri, Torino 2011

Le mie letture di metodo mi hanno insegnato che è sempre difficile proporre analisi storiche su avvenimenti a noi troppo vicini e che è necessaria una certa distanza temporale prima di proporre analisi su avvenimenti politici.

Negli ultimi anni mi sembra che questa prospettiva sia cambiata e che si siano moltiplicati gli istant book anche a firma di studiosi (intendo non solo giornalisti, che hanno una prospettiva diversa). Sto quindi acquistando libri sull’argomento con il contagocce.

Così scrivevo il giorno 11 novembre, preparando il post per questo libro, che poi ho messo in stand-by.

Oggi non posso che confermare.

Questo libro non è male – anche se usa un linguaggio un po’ sopra le righe (“i salafisti del kalashnikoff”, “spirali ossessive”, “sofisti pretenziosi” e via così – specie la prima parte nella quale si sente che l’autore conosce da vicino la realtà di cui parla, più discutibile dove parla di altri paesi che evidentemente non conosce e per l’analisi dei quali si basa su una bibliografia a mio parere almeno in parte criticabile, soprattutto perché va in un’unica direzione.

Non posso però fare a meno di pensare che adesso sono (o erano) tutti brutti e cattivi e che il popolo è povero e i giovani e bla bla bla.

Mi viene in mente Isabelle Eberhardt che sosteneva: “Dobbiamo imparare a pensare e a pensare più profondamente”.

Gli avvenimenti di questi giorni rendono questi libri se non totalmente, almeno in parte inutili.

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