Untà al-lugha

Z. Abu Risha, Untà al-lugha. Awràq fi l-hitàb wa l-gins, Dàr Ninwà, Dimashq 2009

Si parla spesso dei diritti della donna nel mondo arabo e delle azioni volte a facilitarne l’emancipazione; un aspetto che, tuttavia, viene sottolineato raramente è lo stretto rapporto che esiste tra l’uso della lingua e il genere. Tra queste azioni non viene mai citata, a esempio, la revisione di alcuni aspetti dell’uso della lingua araba legata al sessismo linguistico. Solo a partire da una mutazione culturale e linguistica, infatti, è possibile ripensare al rapporto uomo-donna.

Così come ci si è interrogati a questo proposito per le lingue occidentali, allo stesso modo lo si sta facendo in relazione alla lingua araba nel mondo arabofono. Poiché, come afferma Irigaray in Je, tu, nous:

“Una giustizia sociale e, soprattutto, una giustizia sessuale non può realizzarsi senza che cambino le leggi della lingua, i concetti di verità e di valore che organizzano l’ordine sociale”.

Come spesso accade, quando tra le pubblicazioni in lingua araba esce uno studio che mina la visione che abbiamo degli arabi e della cultura araba in genere, questo viene auomaticamente ignorato. L’autrice, infatti, non è nuova all’interesse per le questioni di genere legate alla lingua araba: già nel 1996 ha pubblicato un volume (Z.  Abu Riša, Al-lugha al-gha’iba. Nahw lugha ghayr ginsawiyya, Markaz dirasàt al-mar’a, ‘Ammàn 1996) pionieristico in questo senso nel quale, adottando il metodo dei grammatici e agendo, nelle sue parole, in quanto “grammatica” (p. 36), ribalta completamente l’analisi del maschile e del femminile in arabo e propone un modo diverso di intendere la grammatica, scevro da sessismo linguistico.

Se è pur vero che la lingua è una sovrastruttura nata esclusivamente attraverso un processo naturale di sedimentazione dal ritmo molto lento e che si sviluppa sempre, ma sempre in ritardo, in relazione allo sviluppo di base (L. Sabatini), per una volta si potrebbe cercare di andare “contromano” e proporre dei cambiamenti a partire da una modifica dell’atteggiamento linguistico.

Abu Riša, che non è l’unica studiosa araba a interessarsi di questo aspetto legato al rapporto tra lingua e genere (si veda a esempio un altro bel volume, del marocchino ‘A. al-Ghaddàmi, Al-mar’a wa al-lugha, Al-markaz attaqafi fi l-maghrib, Ad-dàr al-Baydà’ 2006)

raccoglie in questo volume, in circa 200 pagine, le conferenze tenute durante la sua permanenza presso l’Università di Exeter su questo argomento.

A noi piacerebbe vederlo tradotto, piuttosto che doverci sorbire testi come La sciabola e la virgola (Chérif Choubachy, La sciabola e la virgola, ObarraO, Milano 2008) che imputano alla lingua araba (standard) la “colpa” della mancanza di democrazia nei paesi arabi e che ne propongono, di conseguenza, l’abolizione, sostenendo l’assurdità per cui la lingua araba (standard) attuale è identica a quella del Corano e altre piacevolezze del genere e che non riescono a nascondere il loro retroterra francofono. Ma questi vengono tradotti quasi ancor prima di uscire nella lingua originale.

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Una risposta a Untà al-lugha

  1. anna vanzan scrive:

    concordo con l’ultimo praragrafo…Chérif Choubachy, autore de “La sciabola e la virgola” che imputa alla lingua araba (standard) la “colpa” della mancanza di democrazia nei paesi arabi dovrebbe allora spiegarci come spiega quanto successo sull’altopiano iranico, dove la lingua persiana non fa distinzione fra genere maschile e femmnile