Storia del teatro arabo

M. Ruocco, Storia del teatro arabo. Dalla nahdah a oggi, Carocci, Roma 2010.

Esistono diverse tesi in relazione alla nascita del teatro nel mondo arabo. La prima sottolinea come la drammaturgia nel mondo arabo sia esperienza recente. Nel mondo arabo non ci sarebbe stata espressione teatrale eccezion fatta per il periodo romano, espressione che non ha avuto alcuna influenza documentabile sugli sviluppi successivi.

Altre tesi sottolineano che certamente c’è stata un’influenza del teatro occidentale, ma che l’espressione teatrale era già presente nel mondo arabo sia come eredità arabo-musulmana, sia come eredità delle diverse civiltà che con il mondo arabo sono venute a contatto e che, in particolare, hanno lasciato come eredità la satira, veicolo privilegiato per trasmettere un messaggio sociale e spesso politico.

Un altro punto di vista sostiene che il teatro arabo sarebbe un’espressione artistica molto antica e autoctona. Il teatro, cioè, sarebbe nato molto tempo fa senza alcuna influenza esterna romana, medio orientale o occidentale.

A sostegno della tesi di un’origine esterna viene citato sovente il fatto che il teatro arabo non conosce la tragedia; eppure è noto che sia Ibn Farabi che ibn Rušd conoscevano la Poetica di Aristotele e, di conseguenza, conoscevano il vocabolo “tragedia”, ma evidentemente non il concetto di tragedia così come concepito nell’antichità greca. Ciò probabilmente perché il teatro arabo, nozione che resta da definire, ha preferito incorporare i miti e le leggende del folklore arabo per promuovere la memoria collettiva e rafforzare l’identità arabo-musulmana piuttosto che rappresentare la tragedia, nella quale venivano messi in scena avvenimenti legati alle divinità del pantheon greco e quindi a una mitologia altra.

È altrettanto noto che sono sempre esistiti spettacoli di intrattenimento , pur se lontati dal concetto occidentale di teatro.

Monica Ruocco si muove estremamente a suo agio tra queste diverse tesi, riuscendo a presentare un quadro piuttosto ampio e al contempo mirato della drammaturgia nel mondo arabo sia dal punto di vista diacronico che sincronico. In particolare un certo spazio è dedicato al teatro in Nord Africa, che entra finalmente in una trattazione su un argomento “arabo” a pieno titolo e la cui tradizione, come afferma Ruocco nella Premessa “meriterebbe studi più approfonditi” (p. 14).

Un bel libro, che colma una lacuna nel panorama editoriale italiano e che, dotato di un’ampia Bibliografia, permette a chi lo desideri ulteriori approfondimenti.

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