Questa è Londra, mio caro

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Hanan Ash-Shaykh, Innaha Lundun, ya ‘azīzī, Dàr al-adàb, Bayrùt 2001

Un aereo proveniente da Dubai sta per atterrare a Londra, tre personaggi: Lamis, Amira e Samir. Tutti e tre stanno per giungere nella capitale britannica con molte aspettative. Lamis, da poco divorziata, si reca nella sua casa di Londra per cercare di “travestirsi da britannica”, Amina, una prostituta di origine marocchina, vuole rientrare a Londra per sistemarsi una volta per tutte e lasciare Edgware Road per un quartiere più signorile e Samir, di origine libanese, spera finalmente di poter vivere la sua transessualità liberamente a Londra, dove “tutto è possibile”.

Ho letto questo romanzo eccellente – si sa, sono una fan di Ash-Shaykh – attraverso la lente del travestimento, non solamente in senso fisico. Come sostiene Anne McClintock, infatti, il cross-dressing fa riferimento alla capacità di adattarsi a identità differenti ed è quindi in relazione a una rappresentazione teatrale che non esiste nella realtà. Può attraversare classi sociali, gender e livelli di potere ed è in ogni caso una dimensione storica. In tal senso significa vivere al confine per interrogare la società occidentale con il suo binarismo eteronormativo e riappropriarsi del proprio corpo come un corpo performativo. Nel caso di questo romanzo, il sovvertimento dell’opposizione Arabo/Inglese che risale al colonialismo e che è sostento dall’idea sessualizata degli Arabi come opposti agli Inglesi.

Non è un caso che le tre protagoniste agiscano e cerchino un posto nella società londinese attraverso il corpo. Lamis, finalmente libera dopo il divorzio, cerca in tutti i modi di anglicizzarsi non solo attraverso l’aspetto esteriore, ma anche cercando il più possibile di eliminare le sue caratteristiche derivanti dal fatto di essere di madrelingua araba quando parla in inglese, e anche per mezzo della relazione con un londinese. Invano. Quando a una festa cerca di intavolare una conversazione con alcuni inglesi, scopre che questi sono interessati a lei in quanto possibile rifugiata irachena e, nel momento in cui appare chiaro che non lo è, perdono immediatamente interesse per la sua persona. Il tentativo di Lamis di integrarsi nella società londinese trasformandosi non riesce, ma alla fine riuscirà a trovare un equilibrio.

Amira, proviene da una famiglia povera e violenta e a Londra si installa in Edgware Road, dove svolge l’attività di prostitua. Anch’ella decide di travestirsi, in questo caso da principessa del Golfo, per attrarre clienti d’alto bordo che, così spera, le permetteranno di racimolare il denaro necessario a trasferirsi in Bayswater Road, che considera il centro di Londra, come ama dire. Il travestimento coinvolge il suo corpo non solo perché si traveste da “principessa”, ma anche perché cerca di comportarsi come tale e di cambiare in tal modo la realtà che la circonda. Il suo tentativo però finisce in malo modo.

Samir, invece, è fuggito dal Libano lasciando moglie e figli per vivere liberamente – o almeno così crede – la propria sessualità. Da ragazzo, in Libano, sua madre lo aveva inviato in un ospedale psichiatrico per “curare” il suo travestitismo. Di ritorno dall’istituzione è stato in qualche modo frozato a sposarsi. L’unico momento in cui ha potuto vestirsi liberamente da donna è stato durante la guerra civile libanese, quando diceva alla moglie che in tal modo sarebbe stato più libero di uscire per fare acquisti perché avrebbe avuto meno problemi ai check point. Per Samir Londra è “la libertà”. Anche il desiderio di Samir conosce una forte disillusione, poiché si scontra con una società che è libera solo a parole

Il travestimento, sembra dirci Ash-Shaykh è sempre solo una brutta copia dell’originale… e Londra è una città affascinante ma anche respingente.

Ci sarebbe naturalmente molto da scirvere su questo bel romanzo, bello da leggere proprio per la scrittura di Ash-Shaykh. Se lo cercate in italiano, il titolo è…. Fresco sulle labbra, fuoco nel cuore 

[la copertina è una delle tante del romanzo]

 

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