Una piscina tutta per loro

[Poiché tratto di una polemica in corso a Sesto San Giovanni, mio comune di residenza e nel quale sono attiva in alcune associazioni, nonché iscritta alla sezione locale di un partito, preciso che quanto segue sono solo mie considerazioni personali che non coinvolgono nessun altro]

In questi giorni infuria a Sesto San Giovanni – e oltre i suoi confini – la polemica relativa alla concessione di un’ora riservata per l’ingresso a sole donne su richiesta del Centro islamico di Sesto di una piscina da parte della GEAS. La polemica ha diviso il Partito Democratico tra a favore e contro l’iniziativa.

Ieri, il Segretario del PD ha emesso il comunicato stampa che riporto qui di seguito con traduzione del metatesto: (qui il sito da cui l’ho ripreso)

“Marco Esposito, segretario del Partito Democratico sestese, così si esprime in merito alla questione piscina a porte chiuse per le donne musulmane’:

«Non credo che l’iniziativa della GEAS possa favorire l’integrazione delle donne musulmane, la vera integrazione percorre altre strade. Una di queste è l’adesione agli ideali occidentali di democrazia e libertà, e la comunità musulmana di Sesto ha fatto sentire forte e chiara la propria voce in tal senso attraverso un comunicato stampa – praticamente passato sotto silenzio sia sui social media che nel dibattito politico locale – nel quale ha preso decisamente le distanze dagli atti criminosi dell’Isis e da ogni forma di terrorismo ed integralismo.

[Faccio notare l’abilità del passaggio, nel quale non si prende nessuna posizione. Cioè, un colpo al cerchio – non credo che l’iniziativa favorisca l’integrazione, l’integrazione percorre altre strade. E quali mai saranno? Non è dato saperlo; e uno alla botte – la comunità di Sesto ha condannato l’Isis. Passando per il fatto che integrazione significa adesione, dico adesione, agli ideali occidentali di democrazia e libertà. Ideali “occidentali”?]

E’ utile al dibattito sottolineare che la struttura sportiva è gestita  dalla GEAS, la quale ha preso questa iniziativa in piena autonomia.

[sia chiaro il PD non c’entra]

Come segreteria  abbiamo deciso di fare tesoro e di prendere spunto dalla questione per aprire un dibattito ed un confronto politico, dal quale usciranno proposte concrete volte a favorire una reale integrazione interculturale.

[Frase macedonia che non vuol dire nulla e può essere usata per qualsiasi situazione]

A tal proposito, in collaborazione con il Partito Democratico metropolitano, abbiamo indetto per il 28 ottobre p.v. un’assemblea cittadina cui parteciperà Daniele Nahum, responsabile dell’area cultura».

[Così succederà come per l’assemblea sulla moschea: urla, insulti nessuna discussione vera]

Come al solito, quando sono le musulmane o i musulmani a prendere iniziative si solleva il polverone. Si è parlato di discriminazione all’incontrario (cioè nei confronti dei “maschi” ovviamente bianchi e occidentali che tutti vorrebbero andare a nuotare proprio in quell’ora – peraltro in cui la piscina generalmente è chiusa – riservata alle donne ovviamente), di una retrocessione rispetto ai diritti e alla parità conquistata da “noi” donne bianche italiane (ma queste vorrei sapere dove vivono io tutta questa parità non la vedo proprio) e via così.

E ci sarà pure un’assemblea cittadina come ogni volta che capita qualcosa che riguarda i musulmani. Che barba.

Basta. Ma veramente basta. E’ ora di smetterla di utilizzare l’Islam come unico fattore interveniente per spiegare qualunque cosa. Come afferma Mohammed Arkoun (M. Arkoun, “L’Islam è minacciato dal Cristianesimo?”, Concilium, 3/1994, numero speciale a cura di H. Küng e J. Moltmann, Islam una sfida per il Cristianesimo, pp. 48-51, p. 51) il richiamo della comunità scientifica e accademica alla separazione tra fede e ragione “cessa di operare quando si confronta con l’islam”. E le varie entità che popolano il comune di Sesto sono il riflesso della comunità cui Arkoun fa riferimento.

Se delle donne chiedono uno spazio per loro io sono contenta. E’ dai tempi di Virginia Woolf che ne abbiamo bisogno. La chiamo discriminazione positiva, cioè un agire in favore delle donne per pareggiare un po’ i conti dopo secoli di sfruttamento e discriminazione. E’ una richiesta che proviene da loro, un’esigenza e non una costrizione.

Ma andiamo oltre. Siamo nell’era del postumano come ho avuto occasione di scrivere in un post un po’ di tempo fa. Ciò significa che la definizione di “umano” così come concepita prima del XXI secolo – e cioè in modo esclusivo – è stata superata. Umano significa complesso. Fatevene una ragione.

Sarebbe meglio parlare di donne e basta.

 

 

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Una risposta a Una piscina tutta per loro

  1. stefano scrive:

    Buonasera, beh.. come non associarsi a ciò che ha asserito lei, mi rammarica la presa di posizione o di non posizione di un partito che oscilla o strizza l’occhio, in alcuni suoi rappresentanti, a posizioni di un pensiero oramai dominante che vede nella comunità musulmana un rischio.
    a mio avviso, il prerequisito imprescindibile è la “discriminazione” positiva o azione positiva di cui lei parla, la libertà nelle azioni delle donne è inviolabile.
    solo nel caso in cui le donne invochino l’aiuto della comunità si ha diritto di intervenire.
    cordialmente
    Stefano