Per una teoria (e una prassi) della traduzione dall’arabo (5)

Fatte presenti queste notazioni proviamo a vedere qual è la percezione delle traduzioni dall’arabo in Italia, cioè cosa trova chi cerca informazioni su questo argomento.

Ora, per verificare l’immagine che si trasmette una cosa da fare è monitorare le traduzioni. Per far questo mi sono chiesta come procedere e già qui è piuttosto deprimente la situazione. Inizialmente ho lanciato una ricerca nel database dell’UNESCO Index Translationum,[14] chiedendo l’elenco dei titoli di romanzi tradotti in italiano dal 2003 al 2013. Il database si configura come “ufficiale”, cioè come un sito di riferimento per chi desidera svolgere ricerche sulla traduzione a livello mondiale. Ma la prima cosa che si nota è che non è aggiornato (21 titoli trovati). Quindi chiunque parta da qui per una ricerca – e parte da qui – deve sapere che la sua ricerca sarà viziata in partenza.

L’UNESCO afferma, in un report dal titolo Publishing Translations in Europe Trends 1990-2005[15] nel quale peraltro NON si tratta dell’Italia né della lingua araba, che le traduzioni dall’inglese coprono l’85% circa delle pubblicazioni.

Un altro report interessante è quello di Transeuropéenne,[16] soprattutto perché è stato fatto in paesi diversi. Il report italiano sulla traduzione dall’arabo in italiano, a esempio, si rivela come essere in realtà una sorta di spot pubblicitario. In particolare da sottolineare la voce censura. Premesso che se ne parla solo in alcuni report – alcune lingue e quindi culture ritengono non esista censura e per esempio quello inglese e francese la citano solo come censura nei paesi arabi. Il report italiano riporta sotto il titolo censura e autocensura:

“Censorship and Selfcensorship”:Apparently translators do not censor their works, nor are they censored by publishers.[17]

Come afferma Dimitri Gutas in Pensiero greco e cultura araba,[18] la traduzione è un fatto politico e pertanto ha a che vedere con la censura. Naturalmente non parliamo di una censura “ufficiale”, piuttosto di una censura invisibile che si attua per tramite della traduzione. Se definiamo la censura come ciò che non può essere detto, contemporaneamente dobbiamo pensare che ciò che non può essere detto è stato in un modo o nell’altro definito. In effetti la censura esiste, esiste quando non si decide di tradurre un certo romanzo, quando si decide di operare dei tagli perché si ritengono per vari motivi non adatti al pubblico italiano, esiste quando manipolo i titoli, come afferma Richard Jacquemond.[19] Il che potrebbe anche trovarci in qualche modo d’accordo, il punto è esserne consapevoli.

Leggendo questi report, in ogni caso, si evince che la traduzione dall’arabo occupa solo l’1% delle traduzioni in Europa e che quest’uno percento è concentrato sulle traduzioni di opere a carattere religioso e di opere classiche. E questo non contribuisce certo a un cambio di visione sul mondo arabo. Il restare ancorati alla traduzione dei classici fa sì che la qualità delle traduzioni non migliori, perché veicola una concezione della lingua araba immutabile che non trova nessuna corrispondenza nella realtà. Questa concezione ha come conseguenza un atteggiamento verso il testo sorgente (lingua a-logica, lingua che dal VII secolo non è mai cambiata et similia).

Un altro aspetto di cui tenere conto in questo discorso per la definizione di una teoria è la qualità delle traduzioni. Che implica la formazione delle traduttrici e dei traduttori. Storicamente gli studi arabi hanno una lunga tradizione in tutta Europa che ha avuto inizio nel Medio Evo per ragioni politiche e religiose. Non dobbiamo dimenticare che il motivo principale per lo studio della lingua araba, è stato poter contestare il Corano e quel che vi era scritto. Tuttavia questa specializzazione continua a bloccare lo sviluppo della qualità delle traduzioni di letteratura contemporanea

Quali potrebbero essere alcune proposte pratiche?

–  Creazione di un database della traduzione dall’arabo

– Istituzione di un Gruppo di ricerca che elabori una sorta di manifesto condiviso sulla traduzione dall’arabo che sia la base per l’avvio di una vera “scuola di traduzione”, che abbia un progetto di ampio respiro (conoscenza e attualità) e che intervenga pubblicamente ogni volta che coglie atteggiamenti di un certo tipo. Sottolineare alcuni aspetti: a esempio l’espansione, ovverosia la lunghezza generalmente maggiore del testo d’arrivo rispetto al testo sorgente. Ciò in genere è provocato da overtranslation o mancanza di rispetto per il ritmo del testo sorgente; decostruzione del ritmo che si ottiene deformando l’ordine delle parole e la punteggiatura. Decostruzione di modelli linguistici; la traduzione tende a essere asistematica. La traduttrice o il traduttore adottano tecniche che, sebbene rendano il testo più omogeneo, lo rendono anche più incoerente, perché la sistematicità dell’originale viene distrutta; distruzione dei vernacoli o eroticizzazione dei vernacoli: parlate locali e modelli linguistici giocano un ruolo importante nello stabilire l’ambientazione di un romanzo. Se vengono annullati vi è una perdita ingente evidentemente, ma la soluzione tradizionale di esoticizzare alcuni di questi termini, per esempio usando il corsivo, li isola dal contesto. In alternativa ricercare un vernacolo nella lingua d’arrivo o usare uno slang è un’esoticizzazione ridicola dello straniero. Sostituire un proverbio a esempio con il suo equivalente nella lingua d’arrivo è etnocentrismo poiché sposta il riferimento dalla cultura del testo sorgente a quella del testo d’arrivo. La proposta è quella di una traduzione “letterale” in due sensi nel senso inteso da Benjamin “Arabizzare l’italiano”, dove letterale significa ciò che intende Antoine Berman, ossia fedele alla lettera dell’opera.

– Dialogo tra accademia e traduttori professionisti: se è vero e io ne sono convinta che la direzione per così dire dovrebbe uscire dall’accademia è altrettanto vero che la traduzione non può essere limitata a questa e che le traduzioni debbono essere eseguite da traduttori professionisti, abili nell’uso degli strumenti informatici adeguati e così via.

– Resistancy (Venuti): rendere visibile il lavoro del traduttore e contribuire con l’associazione di categoria al riconoscimento dell’albo traduttori. Traduzione come atto di resistenza ossia uno stile di traduzione non scorrevole o estraniante volto a rendere visibile il traduttore la traduttrice sottolinenado l’identità straniera del TS e proteggendolo dal dominio della cultura di arrivo.

– Una scuola è una scuola di lavoro e pensiero che difende l’incorporazione dell’ideologia nella traduzione a causa del bisogno di stabilire nuovi modi di espressione che rendano possibile liberare il linguaggio e la società dal fardello patriarcale. Un lavoro che inizialmente si potrebbe fare è, a esempio, lavorare su case study studianto l’epitesto di singoli romanzi tradotti dall’arabo in italiano. Le domande cui rispondere sono: quanto è visibile il traduttore nelle recensioni? Come viene giudicata la traduzione dai recensori italiani? Suggeriscono che il successo dell’autore sia dovuto a “violenza etnocentrica”?

Rigettare, per finire, l’idea romantica ed elitista di una traduttrice/traduttore disimpegnato individuale che lavora per conto proprio. E invece considerare la/il traduttrice/ore un agente etico di cambiamento sociale che interagisce con modelli di impegno e azioni collettive ossia come un essere interveniente.

A translation should be a critical act… creating doubt, posing questions to the reader, recontextualizing the ideology of the original text (Levine)

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[14] UNESCO, Index Translationum. World Bibliography of Translation. URL: http://portal.unesco.org/culture/en/ev.php-URL_ID=7810&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html (ultimo accesso 25.10.2013).

[15] Publishing Translations in Europe trends 1990-2005, Literature across Frontiers 2010, Mercator Institute for Meida, Languages, and Cultures, Aberystwith University, Wales. URL: http://portal.unesco.org/culture/es/files/41748/13390726483Translation_trends_1990_2005_Dec_2010.pdf/Translation%2Btrends%2B1990_2005_Dec%2B2010.pdf (ultimo accesso 25.10.2013).

[16] Transeuropeenne, Mapping of Translations: conclusions and reccomandations, Anna Lindht Foundation 2010. URL: http://www.transeuropeennes.eu/ (ultimo accesso 26.10.2013).

[17] Mariangela Masullo, Translating from Arabic into Italian, Anna Lindht Foundation and Transeuropéenne-università degli Studi L’Orientale, Paris & Naples 2010, p. 20.

[18] D. Gutas, Pensiero greco e cultura araba, Einaudi, Torino 2012.

[19] R. Jacquemond, Etat des lieux de la traduction dans la région euro-méditerranéenne. Traduire de et vers l’arabe. Synthèse, Transeuropéenne, Paris & Anna Lindht Foundation, Alexandrie 2012

Bibliografia

Bassnet-McGuire, Translation Studies, Routledge, London & New York 1991.

A. Berman, “La traduction comme épreuve de l’étranger”, TexteRevue de critique et théorie littéraire, 4, 1985, pp. 67-81.

Rosi Braidotti, The Posthuman, Polity Press, Cambridge 2013.

M. Cronin, “Ideology and Translation”, Encyclopedia of Literary translation into English, Fitzroy Dearborn, London 2000.

F. Fanon, Peau noire, masques blancs, Seuil, Paris 1971.

I. Farġalī, “Hal tark al-adab l-‘arabī l-mutarğam aṯaran fi-l-ġarb?”, Al-Ḥayāt, 30.09.2012.

I. Farġalī, “Hal hunak ahammiyya li-tarğamat l-adab l-‘arabī ilà luġāt ağnabiyya ḥaqqan?”, reperibile all’indirizzo: http://ifarghali.blogspot.it/2012/08/blog-post.html (ultimo accesso 25.10.2013).

D. Gutas, Pensiero greco e cultura araba, Einaudi, Torino 2002.

Gh. Hage, The Arab Social Sciences and the Two Critical Traditions, keynote presentata alla conferenza annual dell’Arab Council of Social Science, Beirut, March 2013.

R. Jacquemond, Etat des lieux de la traduction dans la région euro-méditerranéenne. Traduire de et vers l’arabe. Synthèse, Transeuropéenne, Paris & Anna Lindht Foundation, Alexandrie 2012.

Suzanne de Lotbinière-Harwood, Re-Belle et infidèle. La traduction comme pratique de réécriture au féminin-The Body bilingual. Translation as a rewriting in the feminine, Women’s Press, Toronto 1991.

Mariangela Masullo, Translating from Arabic into Italian, Anna Lindht Foundation and Transeuropéenne-università degli Studi L’Orientale, Paris & Naples 2010

W. Mignolo, The Darker Side of Western Modernity. Global Futures, Decolonial Options, Duke University Press, Durham & London 2011.

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Chela Sandoval, Methodology of the Oppressed, University of Minnesota Press, Minneapolis London 2000.

Sherry Simon, Gender in Translation, Routledge, London and New York 1996.

Ğ. ‘Uṣfūr, “Hawāmiš li-l-kitāba. ‘Alamiyyat an-naz‘a al-istišrakiyya al-ğadīda”, Al-Ḥayāt, 02.06.2010, n. 17225.

UNESCO, Index Translationum. World Bibliography of Translation. URL: http://portal.unesco.org/culture/en/ev.php-URL_ID=7810&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html (ultimo accesso 25.10.2013)

Publishing Translations in Europe trends 1990-2005, Literature across Frontiers 2010, Mercator Institute for Meida, Languages, and Cultures, Aberystwith University, Wales. URL: http://portal.unesco.org/culture/es/files/41748/13390726483Translation_trends_1990_2005_Dec_2010.pdf/Translation%2Btrends%2B1990_2005_Dec%2B2010.pdf (ultimo accesso 25.10.2013).

Transeuropeenne, Mapping of Translations: conclusions and reccomandations, Anna Lindht Foundation 2010. URL: http://www.transeuropeennes.eu/ (ultimo accesso 26.10.2013).

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