Nota sull’Algeria nella cultura italiana

La tradizione dell’immaginario orientalista vuole che le donne che arrivavano ad Algeri – sede della còrsa – fossero catturate e destinate a essere vendute come schiave e oggetti di piacere sessuale. [1] Eppure, diverse sono le storie che ci raccontano di donne italiane che sono “passate dall’altra parte” per necessità, in alcuni casi anche per curiosità intellettuale. I registri dell’Inquisizione raccontano dei relapsi, cioè delle persone che, per motivazioni diverse, sono cadute in errore – secondo chi compilava i registri –  e hanno preferito l’Islàm. [2]

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Pur se non è possibile affermare che L’Italiana in Algeri (1813), musica di Gioacchino Rossini e libretto di Angelo Anelli,  si basi su una storia reale, parrebbe ricordare la storia di una dama lombarda, Isabella Frapolli. Poche le fonti per ricostruire la sua avventura ad Algeri. Sembra che Isabella, reginetta della Milano napoleonica, sia partita per un viaggio di cui nessuno conosceva lo scopo con un’amica, nel 1805. [3] Catturate dai corsari – almeno secondo quanto si racconta –  si ritrovano ad Algeri. Qui, Isabella diviene la favorita del dey Mustafa ibn Ibrahim, personaggio presente anche nell’opera di Rossini, per poi fuggire con i gioielli che questi le aveva donato e torna a Milano.

L’Algeria ritorna nelle lettere italiane dopoo la Seconda Guerra Mondiale. E’ il caso di Vittorio Sereni, classe 1913, anch’egli proveniente dalla Lombardia. Donatella Bisutti, poeta e animatrice con Jalal elHakmawi della rivista di prosa poesia Electron Libre, ha utilizzato Sereni e la sua esperienza in Algeria per il titolo del suo libro La poesia salva la vita [4] proprio perché è attraverso l’esperienza poetica vissuta in Algeria che Sereni a potuto superare gli anni di prigionia trascorsi nel paese.

 

Nel 1943, infatti, Sereni viene fatto prigioniero in Sicilia e inviato ad Algeri, dove resterà per due anni. Ne Diario d’Algeria, raccolta pubblicata una prima volta nel 1947, [5]  l’Algeria, anche se luogo di detenzione, diventa non solo il luodownloadgo dell’ispirazione poetica in rapporto alla patria lontana, ma anche a se stessa, come dimostra la poesia seguente:

Non sanno d’esser morti,
I morti come noi,
non hanno pace.
Ostinati ripetono la vita
Si dicono parole di bontà
Rileggono nel cielo i vecchi segni.
Corre un girone grigio in Algeria
Nello scherno dei mesi
Ma immoto è il perno a un caldo nome: ORAN. [6]

Versi che toccano una corda interiore e che esprimono allo stesso tempo la disperazione del prigioniero che si considera come morto perché lontano dalla patria, ma che, col passare dei mesi, trova un punto di riferimento in Algeria. O ancora, l’Algeria diventa il ricordo dell’amore e l’esperienza di un nuovo modo di comporre, dato che la raccolta rappresenta una cesura con le modalità compositive poetiche in lingua italiana che diverrà poi un modello per i poeti italiani contemporanei:

Ahimé come ritorna
Sulla frondosa a mezzo luglio
Collina d’Algeria
Di te nell’alta erba riversa
Non ingenua lal voce
E nemmeno perversa
Che l’afa lamenta
E la bocca feroce
Ma rauca un poco e tenera soltanto [7]

[questa poesia è da brivido, troppo bella]

All’inizio ho accennato all’opera lirica e ancora con la lirica chiudo queste note. Forse non è un caso che l’Algeria sia stata oggetto delle poesie di Sereni e della musica di Luigi Nono. Sereni ha sicuramente dato un soffio di novità alla poesia italiana contemporanea e Nono, padre della dodecafonia, è ormai riconosciuto a livello internazionale come il compositore che ha rinnovato la musica classica…

 

L’Algeria entra nell’opera di Nono con la guerccnjm2sw0aelbvhra di liberazione e soprattutto con la figura di Djamila Bupacha. Djamila Bupasha è il titolo di un movimento per soprano solo che Nono ha inserito nella sua opera Canti di vita e d’amore[8] un pezzo in tre movimenti composto nel 1962 per tenore, soprano e orchestra. Djamila Bupacha diviene il simboloo dell’oppressione politica, un tema cui Nono ha dedicato diverse sue composizioni. Qui le parole sono solamente un mezzo per veicolare l’emozione, la flessibilità della voce e il suo colore. All’interno un testo cantato, dal titolo Esta noche, dello scrittore antifranchista Jésus Lopez Pacheco, recita :

Quitadme de los ojos
esta niebla de siglos.
Quiero mirar las cosas
como un niño.
Es triste amanecer
y ver todo lo mismo.
Esta noche de sangre,
este fango infinite.
Ha de venir un día,
distinto.
Ha de venir la luz,
creedme lo que os digo.

Questo canto è stato definito “canto d’amore per la vita”, “lunga lamentazione che emerge lentamente dall’orchestra e scompare lentamente dopo aver raggiunto un intenso climax emotivo che si risolve nell’affermazione della speranza di libertà”.

[1] A. Bettagno, a cura di, Guardi. Quadri turcheschi, Electa, Milano 1993 ; A. Boppe, Les peintres du Bosphore au XVIIIème siècle, ACR Editions, Paris 1989 ; M. Chebel, Encyclopédie de l’amour en Islam, Payot, Paris 1995 ; T. Lynne, La femme dans la peinture orientaliste, Courbevoie, ACR Editions paris 1993 ; M. Pückler, Aus Mehmet Ali’s Reich, Hallbergers’sche Schroeder Verlag, Stuttgart 1844 ; M. Savary, Lettres sur l’Egypte, Les Librairies Associées, Amsterdam 1787 ; P. Stein, « Madame de Pompadour and the Harem Imagery at Bellevue », Gazette des Beaux-Arts, n. 1500, janvier 1994, pp. 29-43.

[2] N. Bazzetta de Vemenia, Donne ed amori, ville e misteri di Milano e del Lario, Omarini, Milano 1919.

[3] N. Bazzetta de Vemenia, “Una donna milanese rapita dai corsari e L’italiana in Algeri di Gioacchino Rossini”, in op. cit., pp. 97-102. G. Tintori, “La milanese in Algeri”, Rassegna Musicale Curci, 32, 1979, pp. 40-41.

[4] D. Bisutti, La poesia salva la vita, Mondadori, Milano 1992.

[5] V. Sereni, Diario d’Algeria, Einaudi, Torino 1998.

[6] Ibi, p. 24.

[7] Ibi, p. 23.

[8] F. Breuning, Luigi Nonos Vertonungen von Texten Cesare Paveses, LIT-Verlag, Münster 1999, pp. 153-175; J. Irvine, “Luigi Nono’s Canti di vita e d’amore: new phases of development 1960-6”, Contemporary Music Review, Vol 10, Part. 2, Harwood Academic Publishers, Singapore, mars 1999, pp. 87-109.

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