Maometto on the road

M. M. Knight, Maometto on the Road. Viaggio al termine dell’Islam, Castelvecchi,  Roma 2010.

Niente male questo libro. Un linguaggio chiaro e diretto per narrare dell’islam contemporaneo al di fuori dei soliti discorsi che facciamo un po’ tutti, considerandolo in qualche modo sempre uguale a se stesso. Favole.

Knight è musulmano e scrittore, come afferma egli stesso (“Io sono musulmano e scrittore. Sempre sia lodato Allah, e loro se ne vadano affanculo” p. 97). E non ha nessun senso chiedersi o dire che non è un “vero” musulmano. Lo è, punto.

E ha il coraggio di fare alcune affermazioni, per iscritto, e di pubblicarle.

“”Parlo delle facce rispettabili della nostra comunità, quelle che cacano stronzate così belle e levigate che tu pensi: “Wow, ma certo! Un uomo può picchiare la moglie solo leggermente e come ultima risorsa, e solo se è d’aiuto al matrimonio! Che stupido sono stato a non capirlo”. Una simile linea di pensiero è peggio di qualsiasi cosa io abbia mai detto; a volte faccio i capricci e bestemmio, ma almeno non uso un linguaggio religioso tutto fiorito per far sembrare benevola la violenza. E allora, quando quei criminali avranno ripulito il Profeta dalle loro feci, io mi scuserò delle mie” (corsivi nel testo, p. 95).

Con questa prospettiva Knight viaggia, offrendoci una lettura sicuramente interessante e per certi versi inedita del’Islam e del mondo musulmano che è quello che forse dovremmo conoscere di più.

Perché “la religione è come una galleria d’arte. Ci sarà un dipinto che parlerà al tuo cuore più di ogni altro, e non avrai alcun bisogno di spiegare o difendere i tuoi gusti” (p. 102).

Knight è autore di Islampunk (titolo originale The Taqwacore) edito per i tipi di Newton Compton nel 2009, altro bel libro che nell’edizione inglese è stato molto censurato. Evento interessante poiché come afferma l’autore in Maometto on the Road “La censura del mio romanzo in Gran Bretagna esprimeva il punto di vista della casa editrice, secondo cui la mia esperienza nell’Islam non era legittima e l’Islam era rappresentato in maniera più corretta dai cosiddetti fondamentalisti. Nel nome della tolleranza e del rispetto per le diversità culturali, l’editore negava che l’Islam potesse essere variegato” (p. 97).

Un’unica notazione: in inglese il titolo è Journey to the End of Islam, di Maometto nessuna traccia.

 

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