Le chant arabo-andalou

N. Marouf, sous la direction de, Le chant arab-andalou. Hommage à jacques Berque, Casbah, Alger 2011.

[come spesso accade, la copertina è dell’edizione francese, quella in mio possesso è su fondo marrone].

Ho trovato interessante un’affermazione contenuta nella presentazione di questo volume che raccoglie gli interventi presentati a un convegno svoltosi a Lille nel lontano 1991:

“L’une des difficultés les plus notoires à laquelle j”ai pu assister à l’occasion de pareilles rencontres, c’est de constater que les practiciens de la musique conviés à en conférer, ne comprennes pas toujours ce dont il est question et dont ils sont pourtant – tout comme l’objet de leur pratique – l’alfa et l’omega. A l’invers, l’autre champs, plus prompt à produire des concepts, n’est pas toujours apte à chanter  ou à jouer d’un instrument, et ne parvient pas à entrer dans le sanctuaire mystérieux de la composition, dans le rapport phénoménologique à la production artistique.” (p. 8).

Interessante perché mostra la consapevolezza di uno iato riscontrabile non solamente in questo settore, a mio parere, tra la conoscenza esclusivamente libresca e la conoscenza esperita, iato che bisognerebbe credo cercare di colmare il più possibile.

A parte questa considerazione il volume è molto interessante sia perché in qualche modo cerca di colmare questo divario, sia perché offre spunti interessanti di meditazione sul rapporto tra musica e spazio, musica e potere politico e perché prende in considerazione diverse forme musicali, tra cui il hawfi, che personalmente trovo particolarmente stimolante e che dovrebbe essere più studiato anche in relazione al genere…

Certo i saggi raccolti fanno particolare riferimento a Costantina e alla regione che la circonda, ma un paio di “deviazioni” per così dire, ci portano in ‘Iraq, in Yemen e in Marocco.

Gli interventi sono di studiosi e musicisti per lo più arabi e considerando la data del convegno…

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