La langue et la frontière

N. Hamad, La langue et la frontière. Double culture et polyglottisme, Denoël, Paris 2004.

Hamad, psicanalista, presenta in questo volume alcune considerazioni sullo statuto dell’immigrato – considerato altro e differente in maniera supposta per permettere all’Io di sentirsi parte di una comunità distinta – a partire dalla lingua, proponendo, per la fondazione di una nuova cultura senza per questo abbandonare i propri riferimenti simbolici, di tradire, di rifiutare cioè l’adesione incondizionata a qualunque verità che abbia pretese di essere totale e totalitaria e, per far questo, introduce il concetto di “desolidarietà”.

Libanese di origine ma residente in Francia, Hamad offre alcune interessanti letture del malessere psichico dell’immigrato collegandole al rapporto fra le lingue che questi si trova a vivere e suggerendo alcune letture di casi estremamente utili anche ai linguisti.

Come, a esempio, il poter dire in una certa lingua – o viceversa il non poter dire – riferito ad ambiti specifici, il rapporto con la lingua di cultura all’interno di uno stesso nucleo familiare, la relazione tra vocaboli della lingua di cultura e vocaboli della lingua d’origine per assonanza indipendentemente dal loro significato.

Un capitolo viene dedicato al patronimico attraverso le lingua, e ci induce a riflettere. Dopo un colloquio con un giovane inviato presso la sua struttura dalla scuola, Hamad riceve una telefonata da un professore che gli domanda se ha incontrato “il Mohamed” e che cosa ne pensa.

– “Il Mohamed”?

– Sì, ho chiesto ai suoi genitori di portarlo al CMPP per un colloquio.

– Non so di chi parliate. Per me, il solo Mohamed sufficiente a se stesso è il Profeta dei musulmani. Per gli altri, è necessario aggiungere il cognome al nome.

– Ah! Come diavolo si chiama? Tutti lo chiamano il Mohamed.

– Dato che non so di chi parlate, siate gentile, richiamatemi quando avrete trovato il suo cognome. (p. 125)

Da queste premesse il testo procede per occuparsi di lingua originaria, legata alla religione e dei rapporti tra essa e la lingua di cultura per analizzare i rapporti tra islam e occidente.

Un bel libro.

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