Genere e Abilitazione Scientifica Nazionale

A metà circa degli anni ’80, una studiosa americana, Jane Scott, pubblicò un articolo che ha ormai fatto storia, nel quale sosteneva che il genere è una categoria utile per l’analisi storica. Da allora sono passati ormai quasi 30 anni e il genere è entrato a pieno diritto non solo negli studi storici, ma anche in quelli letterari, umanistici in generale e – fatto ancor più significativo – scientifici, mettendo in discussione un modello di interpretazione della realtà.

Dovrei dire è entrato quasi dovunque tranne che in Italia, ovviamente.

Siamo in tempo di concorsi: concorso nazionale per cattedre di scuola pubblica e Abilitazione Scientifica Nazionale per professori universitari (il genere femminile non è nemmeno contemplato si può essere abilitate solo a diventare professori, sia chiaro). Ebbene, di tutto ciò non v’è traccia: né nei programmi ministeriali per la scuola pubblica, né, e cosa anche più grave visto che qui si formano le future professore e professori, nella selezione per l’Abilitazione. Tra i vari settori concorsuali universitari, infatti, il genere, insegnamento peraltro presente in alcuni Atenei, è completamente assente e chi se ne occupa deve perciò arrabattarsi a confluire in un altro settore, per il quale ovviamente non ha tutti i requisiti necessari. Evidentemente lo scopo è far scomparire il genere dalla scuola e dall’università. Ben se n’è accorto il Laboratorio di Studi Femministi “Anna Rita Simeone” Sguardi sulle differenze, che ha scritto una lettera al Ministro dell’istruzione Profumo con conoscenza alla Ministra Fornero che ha la delega per le Pari Opportunità (e che potete firmare all’indirizzo http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=4).

Nella lettera si dice, tra l’altro, che le questioni di genere non possono essere lasciate fuori dalla porta. Aggiungo che sarebbe ora a livello nazionale, ma anche locale, che le Commissioni per le Pari Opportunità smettessero di essere solo un contenitore vuoto che ha lo scopo di attirare voti in campagna elettorale e che dovrebbero essere formate con criteri e obiettivi precisi che andrebbero, una buona volta, attuati.

Cosa a che fare tutto ciò con letture arabe?

Molto, mi pare, posto che nel mondo arabo musulmano le femministe impegnate devono combattere un’ortodossia maschilista. Ma la categoria genere non è degna di essere considerata un settore concorsuale, né di avere dignità scientifica.

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