Alimentazione dell’islamismo

Sì, il tiolo è proprio così, bruttino. E il testo è  questo:

Alimentazione dell’islamismo
Il credente musulmano può mangiare carne solo se l’animale è stato sgozzato quando era ancora vivo e se il sangue è scolato completamente dal suo corpo. Nutrirsi di sangue è peccato mortale.
Il sangue proibito è solo quello che si spande e non quello che resta nella carne.
Gli animali di cui è vietata la carne sono: il maiale, le bestie feroci, i rapaci, i cani, gli asini, i muli, i rettili, il topo, la rana, la formica.
Si può mangiare: la carne di lucertola, di iena, di volpe, di struzzo, di cavallo e di bue.
Il Ramadan è il mese del digiuno: dall’alba al tramonto bisogna astenersi dal cibo sicchè ogni attività rallenta.
I pesci che non si possono mangiare sono quelli privi di scaglie.
Una regola che ci riporta alla civiltà del deserto consente ai musulmani di mangiare le cavallette.
Riguardo alle bevande il “no” va esteso a ogni sorta di bevande fermentate e a tutti i narcotici.
Oggi il paese dell’Islam dove le leggi dietetiche sono applicate con più severità è l’Arabia Saudita.

Piuttosto spaventoso, direi. Me lo ha segnalato Cristina e fa parte di un progetto dell’IPSIA “Galileo Galilei” di Castelfranco Veneto sull’alimentazione (l’originale lo potete leggere qui). Un’altra perla…

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