Mapping Frontiers across Medieval Islam: Geography, translation and the ‘Abbasid Empiredome

T. Zadeh, Mapping Frontiers Across Medieval Islam: Geography,Translation and the ‘Abbasid Empiredome, I. B. Tauris, London 2011.

La letteratura odoeporica nel mondo musulmano è strettamente legata ad altre discipline che si sono sviluppate nei primi secoli dell’islam, poiché si colloca in un discorso che supera i confini del semplice diario di viaggio. La misurazione esatta della circonferenza terrestre e la sua posizione nell’universo, a esempio, viene studiata in parallelo con il tentativo di spiegarne la posizione nell’universo; sia la rihla quindi, che altre scienze nell’Islam, tendevano a incorporare tutte quelle scienze che potevano aiutare a comprendere la creazione divina. Tra le diverse destinazioni, una fra quelle che più ha interessato i viaggiatori e che è ben rappresentata nella letteratura di viaggio, è quella verso l’ignoto, lo strano/estraneo. La letteratura delle meraviglie (aja’ib) era la ricerca del meraviglioso, dello strano, dell’altro. Questa letteratura, che fiorì nello stesso periodo in cui le 1001 Notte cominciarono ad acquisire una forma definitiva e in cui venne inserito il ciclo di Sindibad, viene allusa in Mapping Frontiers nel collegamento fra meraviglioso e conoscenza dell’altro.

Quando gli Arabi incontravano nuovi popoli, altre culture e altri modi di vita sentivano la necessità di tradurre – non solo nel senso spicciolo del termine perché avevano bisogno di comprendere – ma in un significato più ampio, poiché necessitavano di qualcuno che potesse trasmettere le differenti sfumature di un’altra cultura, dello strano, ai lettori arabofoni. In questo senso può essere letto il vasto movimento di traduzione con le sue implicazioni politiche e sociali come sottolineato dall’opera di Gutas, opera nella cui scia si colloca, arricchendola, Mapping Frontiers.

Ma, se il traduttore traduce una cultura in un’altra o aiuta a comunicare con altre persone, egli traduce anche testi scritti da altre cutlure. Mapping frontiers discute quindi il movimento di traduzione del primo periodo abbaside e le diverse idee che gli intellettuali arabi avevano sull’argomento in relazione alla possibilità di tradurre il testo sacro per arrivare, infine, anche a un’altro genere di traduzione, quella dell’interprete di sogni. Se il traduttore è colui che permette di comunicare con un altro mondo, allora è anche colui che può aiutare i viaggiatori ad andare dall’altra parte del muro, nel nostro caso il muro leggendario di Gog e Magog menzionato dal Corano, oltre il quale risiede il meraviglioso. Zadeh traccia la rotta del viaggio che conduce allo studio del testo da un punto di vista linguistico, filologico e storico in un’opera che può essere letta percorrendo appunto diverse rotte.

Una congrua appendice riporta testi, note, bibliografia e indici in un’opera che non solo permette di meglio conoscere la cultura abbaside, ma anche di leggere e interpretare in senso più ampio il mondo arabo contemporaneo.

 

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